Una lettera greca diventata particolarmente famosa
Perché il π è effettivamente il pi greco?
Risposta semplice: nel 1706 il matematico William Jones decide di chiamarlo così in A New Introduction to Mathematics e Leonardo Eulero prende la sua notazione. Per loro la lettera p indicava l’iniziale di “perimetro” (in greco περίμετρος “perimetros”), ma era anche in onore dell’iniziale del famoso matematico e filosofo greco Pitagora.
Risposta un pochino più complessa e interessante: l’ossessione del rapporto tra la lunghezza della circonferenza e il suo raggio nelle popolazioni più antiche ha una stretta correlazione con la comprensione del rapporto tra umano e divino. In particolare nella filosofia pitagorica il cerchio rappresentava il divino, perfetto, e il quadrato l’umano: quantificare il valore di questo rapporto π, o risolvere il famoso problema della quadratura del cerchio, significava rivelare in parte la natura del rapporto tra l’uomo e il divino.
I greci non furono gli unici in antichità ad arrovellarsi per quantificare questo rapporto: abbiamo tracce di questo problema anche nel Papiro di Rhind, la più antica testimonianza scritta di matematica al mondo; in una tavoletta di argilla di origine babilonese; nell’Antico Testamento della Bibbia; nel Śatapatha Brāhmaṇa, testo religioso indiano.
I valori calcolati non si discostavano così tanto dalla realtà e davano in verità utilissime approssimazioni che potevano essere utilizzate nella vita quotidiana senza grandi problemi: di seguito una carrellata dei valori associati a π da ogni popolazione, per i matematici più ostinati.
Babilonesi: 25/8=3.125
Egizi: (16/9)^2≈3.16 (ma anche 22/7 secondo alcuni egittologi a seguito di calcoli basati sulle misure della Piramide di Giza, meno scientificamente affidabile rispetto al π scritto nel Papiro di Rhind)
Antico testamento: 3
Indiani: 339/108≈3.139 (oppure radice di 10≈3.1622)